La Bellina di Erice e i riti di Venere: fantasmi e culti proibiti sui monti di Trapani

Erice custodisce la leggenda della Bellina, fantasma tra i vicoli nebbiosi, e culti di Venere con prostituzione sacra. Storie fenicie dalle Egadi a Mozia.

16 febbraio 2026 15:00
La Bellina di Erice e i riti di Venere: fantasmi e culti proibiti sui monti di Trapani - Foto: Pannucci Stefano/Wikipedia
Foto: Pannucci Stefano/Wikipedia
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La nebbia che nasconde la Bellina

Salendo verso Erice, quel monte che si staglia su Trapani come un dito puntato al cielo, la nebbia spesso avvolge i vicoli come un sudario. È lì che appare la Bellina, fantasma di una nobildonna del XIII secolo, la più bella di Sicilia, tradita dall'amante e uccisa dal padre geloso. I locali giurano di vederla strisciare al sole o tra le ombre, con lunghi capelli neri che si fondono nella foschia, mentre serpenti – suoi spiriti custodi – attraversano le strade. Questa leggenda non è solo folklore: Erice era sacra a Venere Ericina, dea fenicia di Afrodite, dove donne ierodule offrivano "sacri servizi" ai pellegrini fin dal VIII secolo a.C., un rito che mescolava amore e devozione in templi ora ridotti a rovine del Castello di Venere.enjoysicilia

La sua bellezza fatale riecheggia il mito di Eryx, figlio della dea e del mortale Bute, fondatore della città elima che sfidò Ercole.trapanistruzioniperluso

Prostituzione sacra nel tempio di Afrodite

Immaginate viandanti fenici attraccare ai piedi del monte, salire tortuosi sentieri per offrire doni alla dea dell'amore e ricevere, in cambio, favori divini dalle sacerdotesse. Il tempio, su quel pinnacolo ventoso, era meta di naviganti che pregavano per mari calmi, lasciando ex-voto di navi e amanti. Questo culto, diffuso nel Mediterraneo, mescolava erotismo sacro a fertilità: le ierodule, nobili o schiave, univano pellegrini in riti che garantivano prosperità. Quando i Romani lo resero Afrodite, la prostituzione continuò fino al IV secolo d.C., lasciando echi in graffiti latini sulle mura ciclopiche elime del IX secolo a.C. Oggi, dal Castello Pepoli, la vista sulle Egadi sembra sussurrare quei segreti proibiti.stoasicula

Anche la leggenda dei "ceci" – parola d'ordine "ciciri" per respingere francesi nel Medioevo – usa vicoli come trappole.enjoysicilia

Giganti e Ercole tra le rovine

La leggenda del gigante Eryx aggiunge strati: semidio che regnava qui, sfidò Ercole in lotta mortale per possesso del bestiame di Gerione, morendo schiacciato. Suo corpo formò il monte, e Afrodite eresse il tempio in sua memoria. Queste storie elimo-fenice si intrecciano a culti preistorici, con dolmen vicini e grotte per iniziazioni. I Normanni ribattezzarono Monte San Giuliano, ma il gigante riecheggia in sagre medievali con tornei e falconieri, mentre nebbie nascondono presenze antiche.facebook

Echi fenici nelle Egadi e Mozia

Dalle alture di Erice, lo sguardo cade sulle Egadi, dove tonnare come Favignana perpetuano riti fenici di mattanza: reti-labirinto calate da marzo a giugno, canti "cialome" e decapitazioni in mare rosso, preghiera ai santi per tonni risalenti dallo Stretto. A Mozia, nell'oasi dello Stagnone, il Giovinetto in tunica – bronzo fenicio del V secolo a.C. senza testa – sorveglia il kothon, bacino sacro per riti misterici forse a Baal o Astarte. Distrutta da Dionisio nel 397 a.C., l'isola cela tophet con cippi infantili e guerre greco-puniche.egadivacanze

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