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Asino pantesco a Fieracavalli: Pantelleria Asinabile tra tutela della biodiversità e turismo lento
Asino pantesco a Fieracavalli: Pantelleria Asinabile tra tutela della biodiversità e turismo lento
A Fieracavalli di Verona il progetto Pantelleria Asinabile trasforma l'asino pantesco in simbolo di tutela, inclusione e rilancio.
L'asino pantesco e il progetto Pantelleria Asinabile sono saliti al centro dell'attenzione durante la vetrina internazionale di Fieracavalli a Verona, segnando l'incipit di un percorso di visibilità per un patrimonio in grave sofferenza. Nell'ambito del Padiglione del Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale della Regione Siciliana, il Parco Nazionale di Pantelleria ha posto sotto i riflettori la necessità di coniugare inclusione sociale, attività agricole, turismo lento e tutela del paesaggio.
La notizia più allarmante e insieme rivelatrice è numerica: l'asino pantesco conta oggi circa 70 esemplari, un dato che ne fa non solo una rarità ma una risorsa genetica estremamente fragile. Per contestualizzare, la razza Ragusano è stimata in circa 4.000 esemplari in Sicilia, mentre il Grigio siciliano è oggi osservato con appena 14 esemplari in fase di riconoscimento. Questi numeri sottolineano il valore storico e culturale delle razze asinine autoctone e la responsabilità collettiva nella loro conservazione.
Dietro la presenza a Verona c'è una chiara volontà di sinergia istituzionale: Regione Siciliana, Parco Nazionale e tessuto economico-sociale dell'isola hanno avviato un percorso condiviso di reintroduzione. Come ha sottolineato Carmine Vitale, direttore facente funzioni, "Sono molto soddisfatto dell'evoluzione che sta vivendo il progetto Pantelleria Asinabile grazie al concreto lavoro di squadra tra Regione e Parco che porterà a futuri ulteriori positivi risultati". La dichiarazione mette in luce il ruolo coordiante delle istituzioni nel sostenere pratiche di conservazione attiva.
Il convegno istituzionale "Pantelleria Asinabile – Coprogettazione per la valorizzazione del patrimonio agricolo, zootecnico e naturale" ha costituito il momento tecnico del progetto: esperti e rappresentanti hanno ribadito la priorità della reintroduzione dell'asino nella sua terra d'origine come veicolo per tramandare saperi tradizionali e rafforzare la conservazione della biodiversità a vantaggio dello sviluppo economico locale.
Dal punto di vista scientifico, l'iniziativa ha trovato appoggi importanti. Vincenzo Pernice, direttore generale dell'Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, ha definito il cammino intrapreso dal Parco come un "esempio virtuoso" con potenzialità di replica in altri territori. La sua affermazione mette in rilievo il carattere sperimentale e trasferibile del modello che unisce ricerca, gestione zootecnica e valorizzazione territoriale.
L'approccio locale al progetto è emerso anche nelle proposte pratiche: Mariano Rodo, Presidente del Rotary Club Pantelleria, ha prospettato la creazione di una "scecco-rimessa", uno spazio per ospitare gli animali che diventerebbe un'attrazione per turisti e residenti, incentivando attività legate alla cura e alla fruizione partecipata degli asini.
Il culmine emotivo del viaggio è stato la sfilata di due asini panteschi, tra cui Ettore di Sibà, e l'incontro con il Presidente del Parco, Italo Cucci. L'incontro emotivo tra l'animale e le istituzioni, la prima volta fuori dall'isola, ha simboleggiato il riannodarsi di un legame che unisce comunità, paesaggio e animali e che conferisce all'asino un ruolo di "custode" di un turismo lento, accessibile e partecipato.
Perché questo progetto conta
La scommessa di Pantelleria non è soltanto conservazionistica: è un progetto di sviluppo territoriale che inserisce la tutela della razza in un più ampio disegno di turismo lento, economie agricole sostenibili e inclusione sociale. Se ben governato, questo modello può tradursi in opportunità occupazionali locali, mantenimento dei paesaggi dell'isola e rafforzamento dell'identità culturale.
Alla stessa misura delle opportunità vanno però messe le cautele. La fragilità numerica della popolazione — quei 70 esemplari — impone l'adozione di un serio piano genetico, investimenti nel benessere animale e un robusto sistema di monitoraggio a lungo termine. Senza questi strumenti, il rischio è che l'attenzione pubblica rimanga episodica o che l'animale venga strumentalizzato come mero richiamo turistico, con ricadute negative per la sua conservazione.
La risoluzione auspicabile è una strategia integrata: consolidare il partenariato tra Regione, Parco, Istituto Zootecnico, realtà associative e comunità locali; pianificare risorse stabili; garantire forme di governance partecipata; e promuovere esperienze turistiche sostenibili che non alterino il ritmo e la qualità della vita dell'isola. Solo così l'asino pantesco potrà essere davvero tanto un simbolo quanto uno strumento concreto di rilancio e tutela ambientale, replicabile altrove solo nel rispetto delle specificità locali.
Il passaggio da Verona a Pantelleria dovrà tradursi in scelte amministrative, scientifiche ed etiche coerenti: la sfida è trasformare la visibilità in risultati duraturi, evitando tanto l'isolamento delle buone pratiche quanto la loro spettacolarizzazione estemporanea. Il futuro dell'asino pantesco dipenderà dalla capacità collettiva di coltivare quella pazienza e quella cura che il modello di turismo lento intende promuovere.
Fact Check
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Verificato il: 08 novembre 2026
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